google-empathySecondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, più di 1 miliardo di persone nel mondo hanno una disabilità. Per Astrid Weber e Jen Devins, esperti di accessibilità in Google, questo dato di fatto dovrebbe essere stampigliato sul dorso della mano di ogni progettista, perché significa che una persona su sette sul pianeta è potenzialmente non tenuta in considerazione dalle decisioni di progettazione.

Alla conferenza Google I/O di quest’anno a San Francisco, i due esperti hanno dato alcuni suggerimenti su come i progettisti possono lavorare per rendere le loro applicazioni più accessibili. La chiave è la vostra immaginazione e l’empatia.

ATTENZIONE AL COLORE
Il daltonismo è una delle disabilità più comuni, colpisce circa l’8% degli uomini e lo 0,5% delle donne in tutto il mondo. Queste statistiche dimostrano che i progettisti dovrebbero pensare molto ai colori che utilizzano per le loro applicazioni. “I colori sono un ottimo modo per trasmettere informazioni critiche in un app“, dice Devins. Come esempio cita le applicazioni sul traffico: “Se c’è un ingorgo lungo il nostro percorso, non si può certo segnare in rosso. I milioni di utenti affetti da daltonismo non capirebbero e una legenda colori può non essere sufficiente per ovviare al problema“.

POSIZIONAMENTO DEI PULSANTI IMPORTANTI
Pochi sviluppatori progettano le loro applicazioni per i non vedenti: i più importanti elementi di interfaccia dovrebbero essere nella parte inferiore dello schermo, più vicini al pollice dell’utente. Per esempio, il pulsante di Instagram per scattare una nuova foto o i pulsanti di navigazione di Twitter. Gli utenti con disabilità visive non dovrebbero strisciare più di 50 volte per raggiungere tale elemento. Mettete in posizioni strategiche i vostri elementi di interfaccia più importanti. Ecco come Google fa: aprite l’applicazione Gmail sul vostro telefono e vedrete che la “Posta in arrivo” e “Scrivere Nuova Email” sono bottoni situati nella parte superiore di ogni pagina.

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LABELLING PER GLI SCREEN READER
La maggior parte dei progettisti sanno che gli elementi dell’interfaccia e le immagini devono essere etichettati per gli screen reader dei non vedenti, ma spesso non pensano a etichettarli utilmente. “Non è sufficiente etichettare un pulsante di chiusura solo con ‘CLOSE’“, dice Devins. “Chiudi cosa? Servono testi intuitivi e pertinenti, come ‘chiudere la nuova finestra di messaggio’ o ‘chiudere la finestra di condivisione.’“. Un utente normale potrebbe sapere dove si trovano questi pulsanti all’interno del flusso di un’applicazione, un utente non vedente avrà molte più difficoltà.

NEI PANNI DEI CLIENTI
L’empatia è tutto per la comprensione, ma molti designer non pensano mai al di là della loro visione di vita. Gli utenti disabili hanno una diversa esperienza del mondo, anche per fare le cose semplici. Serve immaginazione, se avete intenzione di progettare un app che funziona per loro. “Ci piacerebbe vedere più sviluppatori che immaginano la navigazione dei loro utenti“, spiega Weber. “Mettetevi nei loro panni. Pensate a come usereste la vostra applicazione se aveste disabilità visive, uditive o motorie, prestate attenzione ai passi che servono per ottenere quel risultato“.

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CONOSCI I DISABILI
Non si può mai sostituire l’esperienza di un vedente con quella di un non vedente su come usa la tua applicazione“, dice Weber. “Se non hanno questa esperienza, serve un membro della famiglia o una connessione personale che permetta loro di capire come le loro decisioni di progettazione incidono sui disabili“. Weber raccomanda ai progettisti di concretizzare quel collegamento. All’interno di Google, Weber e Devins tengono incontri periodici con le squadre di app, per fornire un’idea su come impostare le loro applicazioni per il disabile. “Abbiamo assistito a tante reazioni diverse. Alcuni sviluppatori si sono sentiti mortificati, altri erano felici per aver creato qualcosa di utile seppur inconsapevolmente. In generale tutti capiscono il problema, ma non tutti riescono ad entrarci mentalmente“.

CONCLUSIONI
In ultima analisi, per Weber e Devins l’errore più grande è che quando si parla di accessibilità, i progettisti ci arrivano solo alla fine. “Da una prospettiva di pura efficienza, si dovrebbe fare tutto il possibile per costruire l’accessibilità nel vostro disegno iniziale“, dice Weber. “Se lo fate tardi, dovrete rivedere tutto quello che avete già fatto: c’è un effetto a catena su tutto il vostro intero progetto, perché l’accessibilità non è una caratteristica, ma una parte essenziale per una buona pratica di progettazione“.